ULTIMO AGGIORNAMENTO DEL TESTO: 17/11/25
In La testa ben fatta, saggio del sociologo e filosofo Edgar Morin, pubblicato in Francia nel 1999, lo studioso affronta le questioni dell’interdisciplinarità, e anche della trans-, poli- o multidisciplinarità, in rapporto alla problematica della complessità:
«La sfida della globalità è dunque nello stesso tempo una sfida di complessità. In effetti, c’è complessità quando sono inseparabili le differenti componenti che costituiscono un tutto (come quella economica, quella politica, quella sociologica, quella psicologica, quella affettiva, quella mitologica) e quando c’è un tessuto interdipendente, interattivo e inter-retroattivo fra le parti e il tutto e fra il tutto e le parti. Gli sviluppi caratteristici del nostro secolo e della nostra era planetaria ci mettono di fronte, sempre più spesso e sempre più ineluttabilmente, alle sfide della complessità.» (E. Morin, La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, Raffaello Cortina Editore, 2000, p. 6)
Il filosofo, nell’ottica di indicare una possibile riforma «dell’insegnamento e riforma del pensiero», sostiene la necessità di affrontare, studiare, conoscere aspetti e problemi del nostro mondo sulla base del dialogo tra studi e saperi disciplinari: se, da una parte, i loro specialismi sono preziosi e irrinunciabili, dall’altra l’inevitabile parzialità delle loro prospettive fa correre il rischio di non riconoscere, e conoscere, il contesto, i sistemi articolati, il tutto di cui fanno parte gli oggetti di studio, rischio equivalente a quello di un sapere predefinitamente limitato, anche rispetto a possibilità di sviluppi e progressi.
La storia di scienza e conoscenza è costellata di passi in avanti fatti proprio in virtù del dialogo tra discipline, di cui Morin presenta esempi di fondamentale importanza nella storia dell’umanità:
- la biologia molecolare «degli anni Cinquanta è nata da sconfinamenti, da contatti, da trasferimenti fra discipline ai margini della fisica, della chimica, della biologia» (ivi, p. 114);
- è anche grazie agli incontri e confronti con Jakobson, teorico della linguistica strutturale, che Claude Lévi-Strauss ha potuto elaborare la sua antropologia, antropologia strutturale (p. 115);
- la scuola degli Annales ha beneficiato di una «penetrazione profonda della prospettiva economica e sociologica nella storia; poi […] [della] prospettiva antropologica» (p. 116);
- lo studio della preistoria ha per oggetto un processo che è anatomico, tecnico, ecologico, genetico, etologico, psicologico, sociologico, mitologico, che non può che essere oggetto di scienza polidisciplinare (p. 117);
- analogo ciò che avviene nella scienza ecologica, in cui conoscenze «geografiche, geologiche, batteriologiche, zoologiche, botaniche» si sono articolate intorno a concetti a «carattere sistemico» (p. 118);
- «l’astrofisica non è più solo una scienza nata da un’unione sempre più forte tra fisica, microfisica e astronomia; è anche una scienza che ha fatto emergere da se stessa uno schema cognitivo cosmologico: questo schema permette di collegare fra loro conoscenze disciplinari molto diverse per considerare il nostro Universo e la sua storia, e nello stesso tempo introduce nella scienza (rinnovando l’interesse filosofico di questo problema chiave) ciò che sembrava fino ad allora dipendere soltanto dalla speculazione filosofica» (p. 119);
- l’origine della cibernetica sarebbe individuabile negli incontri di matematici e ingegneri e dalle relative ibridazioni e integrazioni disciplinari ();
- e dalla convergenza di conoscenze formali e pratiche, fra scienza e ingegneria, si è formato un «corpo di idee e di conoscenze nuove […] per creare il regno nuovo dell’informatica e dell’intelligenza artificiale» ().
Sui fecondi rapporti tra certe discipline si esprime anche Mauro Ceruti, quando scrive, nella Presentazione de L’albero della conoscenza, di H. Maturana e F. Varela, che certi «aspetti della biologia teorica confluirono anche nell’orizzonte problematico che diede poi origine alla cibernetica, alla teoria dei sistemi e alle scienze cognitive in generale.» (M. Ceruti, in H. Maturana e F. Varela, L’albero della conoscenza, Mimesis, 2024, p. 24).
Morin cita anche lo «sguardo ingenuo» di Darwin e del meteorologo Wegener, sguardo cioè non pre-orientato da conoscenze specialistiche, universitarie, e non a quelle informato; «sguardo ingenuo» che, proprio per la sua “ingenuità”, avrebbe rappresentato un punto di partenza prezioso dell’elaborazione della teoria dell’evoluzione, da parte del primo studioso, e della deriva dei continenti, da parte del secondo. (p. 113)
Lo specialismo delle discipline ̶ va precisato ̶ è irrinunciabile, ma «a condizione che mantengano un campo visivo che riconosca e concepisca l’esistenza delle interconnessioni e delle solidarietà» (p. 120). Tuttavia, sebbene l’imprescindibilità di tale condizione abbia un fondamento nella natura stessa, complessa, delle realtà studiate, questo certamente non comporta che la regolazione dei rapporti tra le discipline sia spontanea, automatica, univoca.
L’uso di più termini per denominare il rapporto tra studi ̶ interdisciplinarità, multi-, poli-, transdisciplinarità ̶ può essere inteso come segno del fatto che le questioni proprie di tale rapporto siano particolarmente articolate. Morin, facendo fronte alla polisemia e anche a una certa vaghezza dei termini in questione, e specificando che è l’interazione tra più tipologie di rapporto ad avere un ruolo importante nella storia della scienza, indica intanto come fondamentali tre forme di relazione tra gli studi: l’interdisciplinarità, che può oscillare tra la possibilità di un incontro tra punti di vista in dialogo, sì, ma limitatamente, e la possibilità di uno scambio e cooperazione organici; la polidisciplinarità, «associazione di discipline in virtù di un progetto, o di un oggetto, comune»; la transdisciplinarità, consistente in «schemi cognitivi che possono attraversare le discipline, talvolta con una virulenza tale che le fa cadere in trance» (p. 123).
Un altro segno della problematica articolazione dei rapporti può anche essere visto nella numerosità delle parole usate, anche dal solo Morin, per indicare, più che le tipologie generali, caratteristiche particolari delle interazioni possibili: rottura di frontiere, sconfinamenti, circolazione, ibridazioni, aggregazione, agglutinazione, contatti, trasferimenti, migrazioni, trasformazioni, simbiosi, incontri, scambi, cooperazione, associazione, decompartimentazione, unione, interconnessione, interferenze, interdipendenza, solidarietà, interarticolazione, confronto, influenza, complessificazione…
A ciò si aggiunge che numerosi possono essere gli oggetti di tali molteplici tipi di rapporto: problemi, confini, schemi cognitivi, prospettive, dimensioni, tecniche, ipotesi, pratiche, ricerche, nozioni, idee, concetti e concezioni, concetti organizzatori, risultati...