I neuroni specchio, oggetto di una delle più importanti scoperte scientifiche degli ultimi anni, della quale il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti è tra i principali autori, sono riconosciuti come base corporea dell’empatia; l’attività dei neuroni specchio, poi, può essere considerata anche tra le basi corporee dell’esperienza estetica e dell’esperienza artistica, nella quale l’oggetto simbolico è oggetto di mediazione intersoggettiva, «funge da mediatore tra chi l’ha realizzato e chi ne fruisce» (V. Gallese, Arte, corpo, cervello: per un’estetica sperimentale, “Micromega, marzo 2014, p. 54).
In Giacomo Rizzolatti e la scoperta dei neuroni specchio, articolo di Rai Cultura, viene proposta un’intervista al prof. Rizzolatti, in cui il neuroscienziato ci parla dei neuroni specchio con chiaro stile divulgativo.
L’intervista è densa, peraltro si avvale anche di una logica narrativa, e molti sono i momenti particolarmente significativi; ma vorrei richiamare l’attenzione su uno in particolare: tra il minuto 17 e il 18 viene illustrato uno studio sperimentale (per approfondimenti v. M. A. Umiltà, E. Kohler, V. Gallese, L. Fogassi, L. Fadiga, C. Keysers, G. Rizzolatti, I know what you are doing. a neurophysiological study, “Neuron”, 2001, pp. 155-65) che mostra con speciale, potente evidenza come una rappresentazione “affidabile” della realtà possa essere costruita dalla cooperazione tra esperienza, supposizione, immaginazione.