Abbiamo un corpo, e allo stesso tempo lo siamo: al carattere duplice di questo aspetto fondamentale della vita umana, che può anche essere ora sovrapposizione, ora coincidenza delle due realtà, non possono che corrispondere molteplici possibilità di esperienza, di visione e di rappresentazione della nostra identità fisica. Nello spettacolo Corpo, umano, proposto dall’edizione del Festival della letteratura del 2025, tale densa molteplicità è resa attraverso parole, immagini, musica, momenti di ballo, che dell’esperienza corporea mettono in comunicazione più sfere, tra cui quella relazionale, della malattia, medica. E si legge, poi, sullo sfondo del palco, in un momento della rappresentazione: «Il poetico, lo scientifico, l’erotico: perché mai la fantasia avrebbe dovuto votarsi al servizio di un unico padrone?» (Ian McEwan, Solar).
Nell’assistere allo spettacolo, messo in scena da Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, nella rappresentazione voce narrante, e da Federica Fracassi, attrice, gli spettatori possono trovarsi davanti a effetti di slittamento, sconfinamento, sovrapposizione e coincidenza di livelli e dimensioni della vita umana – fisica, mentale, simbolica, culturale… – effetti dei quali l’esperienza del corpo risulta generativa, e posta così in una luce che le dà profondità, in particolare nei punti in cui maggiormente tali vari livelli e dimensioni sembrano un tutt’uno.
Un’esperienza come il parlare e sentir parlare del corpo che siamo e abbiamo, naturalmente radicata nell’intimità personale, trova, così, l’occasione di una condivisione di significati, di riflessioni, e magari anche un comune terreno fertile di interrogazione, per esempio sul limite da cui, in quanto, appunto, corpi, siamo costituiti; un’occasione con una sua sollecitante attualità, considerata l’evoluzione del posto della corporeità nei contesti di oggi.
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